Francia: la fiducia delle imprese tiene, nonostante l’incertezza
Nonostante l'incertezza politica, il sentiment delle imprese in Francia è rimasto stabile a settembre. Ma iniziano a vedersi le prime crepe
Francia, la stabilità maschera le fragilità sottostanti
Nonostante la persistente instabilità politica, l'indicatore del clima imprenditoriale francese si è attestato a 96 punti a settembre per il quarto mese consecutivo, al di sotto della media di lungo termine. L'indagine è stata condotta dopo l'annuncio del voto di fiducia, il che significa che le risposte dei leader aziendali riflettono già la turbolenza politica. In questo contesto, la stabilità dell'indicatore è a suo modo rassicurante.
Il settore dei servizi ha registrato un rimbalzo di due punti, trainato principalmente da rivalutazioni in positivo dell'attività passata. Tuttavia, le aspettative generali sono diminuite drasticamente. Il miglioramento è stato interamente dovuto al sottosettore "informazione e comunicazione", che rappresenta il 29% dei servizi. Tutti gli altri sottosettori hanno registrato cali. Nel settore manifatturiero, il sentiment è peggiorato a causa di una produzione debole e del calo degli ordini. Il sentiment del commercio al dettaglio ha raggiunto il livello più basso da aprile 2022, in un contesto di peggioramento delle prospettive e crescente incertezza. Il settore delle costruzioni è rimasto stabile, mentre il commercio all'ingrosso ha registrato un modesto miglioramento.
L'evoluzione più preoccupante riguarda il clima occupazionale, che è sceso di due punti a causa della riduzione dei piani di assunzioni nel settore dei servizi. A 93 punti, si attesta ora al livello più basso da gennaio 2015, escludendo il periodo della pandemia. Il calo è brusco e segnala un probabile rallentamento dell'attività economica nei prossimi mesi.
Le prospettive di crescita si attenuano con l'aumento dell'incertezza
Dopo un solido inizio del terzo trimestre, il rischio di un netto rallentamento tra la fine del terzo e il quarto trimestre è elevato. Si prevede che i consumi delle famiglie rimarranno contenuti, frenati da un mercato del lavoro più debole e dall'incertezza sulla legge di bilancio 2026. Con il tasso di risparmio ai massimi dalla fine degli anni '70, una ripresa della spesa dopo un primo semestre debole sembra improbabile. L'incertezza di bilancio potrebbe anche indurre le imprese a rinviare le decisioni in materia di assunzioni e investimenti.
Nel complesso, dopo un terzo trimestre moderatamente positivo, è probabile una stagnazione nel quarto trimestre. Prevediamo una crescita del PIL dello 0,6% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, in calo rispetto all'1,1% del 2024.
Le sfide di bilancio si intensificano
Questo debole slancio economico peggiorerà le prospettive di bilancio della Francia. La proposta di manovra di François Bayrou si basava su un'ipotesi di crescita dell'1,2% per il 2026. In questo contesto, il compito che il nuovo primo ministro, Sébastien Lecornu, dovrà affrontare per formare un governo e approvare un bilancio è ancora più complesso.
Le discussioni politiche degli ultimi giorni mostrano chiaramente che i negoziati probabilmente continueranno a lungo. Non ci sono stati progressi concreti, nessun segno di un accordo imminente. Anzi, è proprio il contrario. La probabilità di raggiungere un accordo sul governo e sul bilancio che garantisca il sostegno dell'intero blocco centrista, del Partito Socialista a sinistra e dei Repubblicani a destra, appare molto bassa, in un clima sociale molto teso. E, anche se il nuovo primo ministro riuscisse a formare un governo e a far approvare una legge di bilancio, è probabile che il deficit per il 2026 rimanga ben al di sopra del 5%.
L'obiettivo di risparmio di 44 miliardi di euro proposto da Bayrou sembra essere stato abbandonato; circola l'idea di puntare a tagli per 35 miliardi di euro, ma senza misure concrete. Se si guarda al bilancio, la Francia è sulla buona strada per confermarsi il peggior Paese dell’Eurozona nel 2026.
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