Solo un impatto parziale della guerra sui dati della fiducia in Italia a marzo
L'impatto della guerra e le sue ripercussioni sui prezzi dell'energia sono evidenti nei settori dei consumi e del commercio al dettaglio, ma non si riscontrano ancora in altri settori. Almeno nel breve periodo, i consumi privati sembrano destinati a rimanere il punto debole del modello di crescita italiano
La pubblicazione dei dati sulla fiducia di marzo – raccolti nei primi 15 giorni del mese – avrebbe dovuto segnalare un impatto diffuso dell’attacco statunitense-israeliano all’Iran e delle sue conseguenze sui beni energetici. I dati mostrano che ciò è avvenuto solo per la fiducia dei consumatori e del commercio al dettaglio; tra i produttori, i fornitori di servizi e le imprese delle costruzioni, invece, la fiducia è leggermente aumentata.
La fiducia subisce un calo tra consumatori e commercianti al dettaglio
La fiducia dei consumatori ha perso quasi 5 punti a marzo, raggiungendo il livello più basso dall’ottobre 2023. Il deterioramento è diffuso tra le sottocomponenti ed è più marcato per quanto riguarda la percezione della situazione economica attuale e futura dell’Italia. Coerentemente, le aspettative sulla disoccupazione futura aumentano notevolmente, raggiungendo il livello più alto dal dicembre 2024. Non sorprende che, in un contesto così incerto, i consumatori segnalino una minore propensione all’acquisto di beni durevoli e una maggiore opportunità attuale del risparmio. I consumatori hanno rapidamente percepito l’impatto della guerra sui prezzi del carburante alla pompa: il prezzo medio della benzina è aumentato di 10 centesimi e quello del diesel di 15 centesimi al litro nella prima metà di marzo. Poiché ciò è avvenuto in un momento nel quale la graduale ripresa del potere d’acquisto era ancora in atto, sembra probabile che, almeno nel breve periodo, la propensione al risparmio delle famiglie resti prossima ai valori elevati dei passati trimestri e che continui una compressione dei consumi.
Il concomitante calo della fiducia dei commercianti al dettaglio al livello più basso dal febbraio 2024 appare del tutto coerente e riflette un brusco rallentamento delle vendite attuali, che però non incide ancora sulle aspettative relative agli ordini futuri.
Leggero aumento della fiducia nei settori manifatturiero, dei servizi e delle costruzioni
La tenuta della fiducia negli altri settori economici è in qualche modo sorprendente, data la loro storica vulnerabilità agli shock esterni legati al petrolio e al gas.
I produttori manufatturieri segnalano un leggero miglioramento degli ordini, scorte leggermente inferiori e un rallentamento della produzione prevista, con differenze tra i vari tipi di beni.
Nel settore delle costruzioni, dove il legame con i prezzi del petrolio e del gas è più diluito, si osserva un lento ma costante miglioramento della fiducia nel settore dell’ingegneria civile, probabilmente influenzato dalla corsa finale al completamento degli investimenti infrastrutturali previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’UE, in scadenza alla fine di agosto. Più sorprendente è il rimbalzo della fiducia nel settore dell'edilizia residenziale, con un miglioramento degli ordini e delle intenzioni di assunzione. La resilienza del settore residenziale, nonostante la scadenza degli incentivi fiscali più generosi, potrebbe riflettere una solida domanda di fondo di alloggi, favorita dal passato calo dei tassi portato avanti dalla BCE. Le famiglie potrebbero privilegiare l'investimento in una casa rispetto al consumo di beni durevoli.
L'aumento della fiducia tra i fornitori di servizi vede nei servizi turistici l'unico fattore positivo, mentre i settori dei trasporti e dello stoccaggio, dell'informazione e della comunicazione e dei servizi alle imprese registrano un calo mensile della fiducia. L'eccezione del turismo potrebbe ancora riflettere un effetto residuo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, anche se il netto miglioramento delle previsioni sugli ordini appare incoraggiante per gli sviluppi a breve termine del settore.
Ci aspettiamo un rallentamento della crescita nei primi due trimestri, con un +0,6% per l'intero anno.
Nel complesso, i dati sulla fiducia di marzo confermano che l'impatto più immediato della guerra in corso in Medio Oriente sull'economia italiana si manifesterà probabilmente attraverso i consumi privati, mentre gli investimenti potrebbero reagire con un certo ritardo. Di fronte a un contesto geopolitico molto incerto, avevamo già leggermente ridotto la nostra previsione di crescita media del PIL italiano per il 2026 allo 0,6%, sulla scia di un probabile rallentamento nel primo e nel secondo trimestre. I dati sulla fiducia di marzo pubblicati oggi sembrano coerenti con tale profilo.
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