Eurozona, l’inflazione torna al 2% e dà ragione alla BCE

Con un'inflazione al 2% e un modesto rallentamento della crescita dei prezzi previsto nei prossimi mesi, la Banca Centrale Europea può permettersi di attendere ulteriori indicazioni da parte dell’economia prima di decidere la sua prossima mossa 

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L'inflazione complessiva nell’Eurozona è tornata entro l’obiettivo del 2% a dicembre, rispetto al 2,1% fatto registrare a novembre. L'inflazione core è scesa dal 2,4 al 2,3%. La BCE ha definito la situazione attuale una "buona posizione" fino alla nausea ed è improbabile che cambi idea, poiché i dati attuali continuano a indicare un contesto di inflazione favorevole.

Per i mesi a venire, i fattori che determinano l'inflazione indicano principalmente un rallentamento. Si pensi, ad esempio, all'euro forte, ai bassi prezzi dell'energia e alla decelerazione della crescita salariale. Tuttavia, le aspettative delle imprese sui prezzi di vendita dei beni sono aumentate negli ultimi mesi. Lo stesso hanno fatto quelle sui servizi a novembre. L'inflazione complessiva potrebbe quindi scendere più di quella core.

Ad ogni modo, non prevediamo un calo significativo al di sotto del 2% nel nostro scenario base, anche se non possiamo escluderlo del tutto. Tuttavia, per il 2026 vediamo un ritorno di maggiore pressione al rialzo sull'inflazione, poiché la spesa pubblica dovrebbe dare un modesto impulso alla crescita economica.

La BCE prevede che l'inflazione sarà leggermente al di sotto dell'obiettivo nel 2026 e nel 2027, prima di tornare al 2% nel 2028. Con queste premesse, è lecito aspettarsi che i tassi ufficiali rimangano stabili per il momento. La BCE si trova in una posizione comoda, potendo permettersi di attendere ulteriori indicazioni sull'economia e sull'inflazione prima di decidere la sua prossima mossa.

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