Cina, rimbalzo dei prezzi a giugno: la tendenza deflazionistica però non è finita

L'inflazione CPI è tornata a crescere su base annua per la prima volta da gennaio. Su base mensile, tuttavia, persistono pressioni al ribasso sui prezzi. 

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Dopo quattro mesi di deflazione, il CPI cinese torna a crescere

In Cina, l'inflazione dell'indice dei prezzi al consumo a giugno è tornata in territorio positivo per la prima volta da gennaio, salendo allo 0,1% su base annua rispetto al calo dello 0,1% su base annua registrato a maggio. Il valore supera le aspettative del mercato.

Guardando alle singole categorie, il settore alimentare è rimasto in territorio deflazionistico, facendo registrare un -0,3% su base annua, che certifica il quinto mese consecutivo di prezzi alimentari negativi. La maggior parte dei prodotti alimentari, infatti, è ferma in territorio deflazionistico. I rallentamenti più vidibili sono quelli della carne di maiale (-8,5%) e delle uova (-7,7%). Fanno eccezione i prodotti ittici (+3,4%) e la frutta (+6,1%).

L'inflazione non alimentare ha registrato un andamento migliore nel corso del mese, con un aumento dello 0,1% su base annua, contribuendo a compensare il rallentamento dei prezzi alimentari. L'inflazione più elevata è stata registrata dalla categoria "altre forniture e servizi", con un aumento dell'8,1% su base annua, mentre la maggior parte degli altri comparti non alimentari è rimasta stagnante. Sebbene sottocategorie come abbigliamento (1,6%) e istruzione, cultura e intrattenimento (1,0%) abbiano registrato valori buoni su base annua, su base mensile entrambe hanno fatto segnare un -0,1%, a dimostrazione del permanere di pressioni al ribasso sui prezzi.

L'indice dei prezzi alla produzione è ulteriormente sceso in territorio deflazionistico, attestandosi al -3,6% su base annua, facendo segnare il 33° mese consecutivo di calo dei prezzi e il minimo degli ultimi 23 mesi.

Cresce l'indice dei prezzi al consumo (CPI). Ancora in deflazione l’alimentare e i prezzi alla produzione (PPI)

Aumenta lo sforzo per ridurre la concorrenza sleale, ma ci vorrà tempo prima di vedere l’effetto sull'inflazione.

Nel primo semestre, l'inflazione CPI cinese rimane quindi leggermente negativa, al -0,1% su base annua, mentre la deflazione PPI è ben consolidata, al -2,8% su base annua. In combinazione con il deflatore del PIL persistentemente negativo, la deflazione rimane una preoccupazione.

Uno dei motivi principali di questa preoccupazione è un ciclo di contrazione caratterizzato da una forte concorrenza sui prezzi, oltre a blocchi degli stipendi e tagli salariali. Sarà una sfida difficile da affrontare. Il legislatore ha recentemente spostato l'attenzione sulla risoluzione del problema, concentrandosi in particolare sul miglioramento dei meccanismi di uscita dal mercato; incentivando consolidamento e ristrutturazione e affrontando pratiche esterne al mercato che risultano in una eccessiva competizione sui prezzi.

È probabile che gli sforzi aggressivi per porre fine a queste pratiche causino qualche sofferenza a breve termine per il mercato del lavoro, prima che la situazione migliori. Data la situazione già difficile a causa di fattori esterni, sospettiamo che si possa adottare un approccio più graduale. Pur astenendoci da qualsiasi aggiustamento delle previsioni su questo tema finché non ci sarà maggiore chiarezza sull'attuazione delle politiche, si tratta comunque di una dinamica che vale la pena monitorare in futuro.

Nel frattempo, il relativo rafforzamento dello yuan negli ultimi mesi e l'inflazione persistentemente bassa offrono alla Banca Popolare Cinese margine di manovra per tagliare ulteriormente i tassi più avanti nel corso dell'anno, se necessario. Con i dati sull'attività economica in leggero calo negli ultimi mesi, ma senza segnalare un senso di urgenza immediata, prevediamo che il prossimo taglio dei tassi avverrà nel quarto trimestre.

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