La produzione industriale italiana è tornata a crescere a marzo

Il miglioramento è piuttosto sorprendente, poiché si è verificato proprio mentre la guerra in Medio Oriente era in pieno svolgimento. Se nel corso del secondo trimestre si confermasse una certa resilienza del settore manifatturiero, l’economia italiana potrebbe riuscire a stabilizzarsi anziché subire una contrazione.

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L’indice della produzione industriale italiana destagionalizzato è aumentato dello 0,7% su base mensile (+0,2% a febbraio), registrando il secondo aumento mensile consecutivo e superando le aspettative. L'indice corretto per i giorni lavorativi è aumentato dell'1,5% su base annua (dal +0,4% di febbraio). Dal punto di vista dei raggruppamenti principali di industrie, si osserva un solido aumento nella produzione di beni strumentali, seguita a distanza dai beni intermedi, mentre la produzione di beni di consumo ha registrato il quarto calo mensile consecutivo, più marcato per i beni durevoli.

A livello settoriale, nell'ambito dell'industria manifatturiera, i mezzi di trasporto hanno confermato la performance migliore nel primo trimestre, seguiti dalle apparecchiature elettroniche; all'altra estremità dello spettro, il settore farmaceutico ha registrato la contrazione trimestrale più rapida, seguito dai prodotti chimici e dai prodotti petroliferi raffinati.

L'incremento mensile registrato a marzo ha fornito ulteriori prove concrete a sostegno dell'aumento dello 0,2% – leggermente superiore alle attese – riportato dai dati preliminari sul PIL del primo trimestre. È interessante notare che l'accelerazione della produzione si è concretizzata in un momento in cui la guerra in Medio Oriente stava già esercitando una pressione al rialzo sui prezzi del petrolio e del gas, ma non ancora sulle catene di approvvigionamento.

Guardando al futuro, i dati disponibili dalle indagini sulle imprese per il mese di Aprile sembrano contrastanti. Da un lato, il PMI manifatturiero ha registrato un sorprendente aumento mensile, poiché le aziende avrebbero anticipato alcuni acquisti in vista dei previsti aumenti dei prezzi e delle carenze di approvvigionamenti. Dall’altro lato, l’indagine Istat sulla fiducia delle imprese manifatturiere ha segnalato un rallentamento, determinato da un andamento piuttosto debole dei portafogli ordini, a fronte di una produzione stabile.

La persistente situazione di stallo nello Stretto di Hormuz e il suo impatto sui prezzi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento sembrano destinati a pesare sull’economia italiana per gran parte del secondo trimestre, anche in caso di sviluppi positivi sul fronte dei negoziati. Poiché i consumi sono i più esposti a questo rischio attraverso il canale del potere d’acquisto, è improbabile che il settore manifatturiero ne rimanga immune, ma potrebbe comunque rivelarsi relativamente resiliente nel secondo trimestre. Se a ciò si aggiunge il previsto deterioramento dei servizi, si potrebbe arrivare a una crescita del PIL nulla per il trimestre.

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