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- 30/07
- Italia
Il PIL italiano registra solo un leggero rallentamento nel secondo trimestre
L'impatto del conflitto in Medio Oriente e del conseguente aumento dell'inflazione sull'economia italiana è stato finora limitato e meno grave del previsto. Sebbene l'incertezza rimanga elevata, la nostra previsione di una crescita media del PIL dello 0,8% per il 2026 appare ora leggermente prudente
L’economia italiana ha iniziato il 2026 su basi relativamente solide, con un’espansione trimestrale del PIL sorprendentemente forte, pari allo 0,3%, in cui i consumi privati, gli investimenti fissi lordi e le esportazioni nette hanno compensato l’effetto negativo delle scorte.
L’inizio della guerra in Medio Oriente e la conseguente ondata inflazionistica erano considerati un chiaro ostacolo alla crescita economica, con i consumi privati che apparivano come la componente di domanda più probabilemte destinata a indurre un rallentamento della crescita del PIL.
Secondo le stime preliminari sul PIL appena pubblicate dall’Istat, il rallentamento è stato inferiore alle attese. L’Istat stima che il PIL italiano sia cresciuto dello 0,2% su base trimestrale (dallo 0,3% del primo trimestre) e dell’1% su base annua (dallo 0,8% del primo trimestre). Come di consueto, nelle stime preliminari l’Istat non ha reso noto il dettaglio delle singole componenti di domanda, indicando solo che la domanda interna (al lordo delle scorte) è stata il motore della crescita trimestrale, mentre le esportazioni nette hanno agito da freno. Dal punto di vista dell’offerta, il valore aggiunto è aumentato nei servizi ed è diminuito nell’industria e nell’agricoltura, un andamento sorprendente alla luce dell’ evoluzione della fiducia delle imprese nei vari settori nel corso del trimestre.
Ci aspettavamo che la crescita rallentasse allo 0,1% su base trimestrale, con un andamento dei contributi della domanda sostanzialmente in linea con la ripartizione fornita dall’Istat. In particolare, avevamo previsto un andamento stabile dei consumi privati, a riflettere la pressione sul reddito disponibile reale delle famiglie esercitata dall’aumento dell’inflazione. Per la prima volta in 10 trimestri, la crescita salariale del secondo trimestre (al 2,5%) è stata inferiore all’inflazione complessiva (al 3%). Potremmo aver sovrastimato questo effetto. Per quanto riguarda le altre componenti della domanda, siamo convinti che le scorte abbiano parzialmente compensato il rallentamento del primo trimestre e che gli investimenti fissi lordi abbiano fornito una spinta positiva, ancora sostenuti dalla scadenza imminente (alla fine di giugno) del piano nazionale di ripresa e resilienza. Sapremo cosa è realmente accaduto il 1° settembre, quando verrà resa nota la stima completa.
Dopo la pubblicazione odierna, la crescita acquisita del PIL nel 2026 è ora pari allo 0,8%, il che coincide con la nostra attuale previsione per l’anno. A meno di una sostanziale recrudescenza del conflitto in Medio Oriente, la nostra stima dello 0,8% per la crescita media del PIL nel 2026 appare ora leggermente prudenziale.
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