Attacchi USA sull’Iran: cresce il prezzo del petrolio
- 10/06/26, 12:55
- Materie prime
Dopo il ribasso di ieri, i prezzi del petrolio sono tornati a crescere nelle prime ore di contrattazione di oggi, 10 giugno, mentre si riaccende la tensione tra USA e Iran, allontanando l’ipotesi di un imminente accordo di pace
Energia – Petrolio: crollano le importazioni della Cina
Il mercato del petrolio ha registrato un forte calo ieri, con il WTI che ha chiuso in ribasso del 3,4% e, soprattutto, sotto i 90 dollari al barile. Poca differenza per il Brent che ha chiuso con un calo di poco inferiore al 3%. La debolezza dei prezzi è coincisa con rinnovate speranze di un imminente accordo tra Stati Uniti e Iran, dopo che Tel Aviv e Teheran avevano chiesto la fine degli attacchi nel fine settimana. Ma gli sviluppi della notte dimostrano che la situazione rimane altamente volatile. Gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi contro l'Iran dopo l'abbattimento di un elicottero americano nella regione. L'Iran ha risposto affermando che le sue forze "non lasceranno impunito alcun attacco o minaccia".
Ciò dimostra ancora una volta la difficoltà che Iran e Stati Uniti incontrano nel raggiungere un cessate il fuoco sostenibile che consenta il libero transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Alla luce di ciò, l'andamento dei prezzi nelle prime ore di contrattazione odierne è piuttosto deludente, con il mercato in rialzo di poco più dell'1% al momento della stesura di questo articolo. Gli operatori continuano a rimanere in disparte, data la fluidità del mercato, l'incertezza e la sua natura fortemente influenzata dalle notizie. Ciò si riflette nell'open interest aggregato dell'ICE Brent, che ha continuato a diminuire e si attesta al livello più basso da agosto 2025.
Senza un accordo imminente in vista e con il mercato petrolifero globale che si contrae ogni giorno di più, prevediamo un rialzo dei prezzi, soprattutto se queste interruzioni dovessero protrarsi fino al terzo trimestre, un periodo in cui la domanda di petrolio è più alta per motivi stagionali.
Ieri, i dati commerciali cinesi hanno ulteriormente esercitato pressione al ribasso sul mercato, confermando il forte calo delle importazioni di petrolio in Cina a maggio, dovuto al persistere delle interruzioni delle forniture. Le importazioni di greggio a maggio sono diminuite di 3,2 milioni di barili al giorno su base annua, attestandosi a 7,8 milioni di barili al giorno, il livello più basso da ottobre 2017. Ciò evidenzia la capacità della Cina di contribuire al riequilibrio del mercato globale. La questione chiave per il futuro è quanto sostenibile sarà questo calo e quanto la Cina sarà disposta a ridurre le scorte. Il principale rischio al rialzo è rappresentato da uno scenario in cui la Cina rientri nel mercato in modo più aggressivo.
Gli ultimi dati dell'American Petroleum Institute (API) continuano a mostrare una contrazione del mercato petrolifero statunitense. Si stima che le scorte di petrolio greggio siano diminuite di 9,1 milioni di barili nel corso della scorsa settimana, mentre le scorte di benzina sono calate di 1,2 milioni di barili. Oggi anche la pubblicazione del più seguito rapporto settimanale dell’EIA.
Metalli – Attenzione alla Cina
Gli ultimi dati commerciali cinesi mostrano segnali contrastanti. Le importazioni di rame grezzo sono aumentate del 4,4% su base annua a 445,7 kt a maggio, sebbene i volumi da inizio anno siano comunque in calo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2025, a 2,01 mt. Ciò riflette una maggiore produzione interna di rame raffinato. Le importazioni di concentrato di rame sono diminuite dell'1% su base annua a maggio (2,36 mt), con volumi da inizio anno in calo dell'1,4%. Nei mercati dei metalli ferrosi, le importazioni di minerale di ferro sono diminuite dello 0,4% su base annua e del 5,9% su base mensile a 97,7 mt. Tuttavia, i flussi da inizio anno rimangono in aumento del 6,3%, sostenuti dall'attività infrastrutturale e manifatturiera nonostante la debole domanda immobiliare.
Sul fronte delle esportazioni, le spedizioni di alluminio grezzo e prodotti derivati sono aumentate del 15,5% su base annua, raggiungendo le 632,4 kt. Si tratta del valore più alto da novembre 2024, grazie alla risposta dei produttori alla maggiore domanda estera a seguito delle interruzioni di approvvigionamento provenienti dal Medio Oriente. Le esportazioni di acciaio sono diminuite del 2,2% su base annua, attestandosi a 10,3 mt a maggio, portando il dato da inizio anno a -8,1%.
Il posizionamento sui metalli di base è stato eterogeneo. I dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) mostrano che le posizioni nette lunghe sul rame sono diminuite di 5.761 lotti, attestandosi a 63.001 lotti, dopo cinque settimane di aumenti. Le posizioni nette lunghe sull'alluminio sono aumentate di 4.874 lotti, raggiungendo quota 85.964, trainate da un calo marcato sia delle posizioni lunghe sia di quelle corte. Le posizioni nette lunghe sullo zinco sono aumentate di 594 lotti, arrivando a 38.075, dopo due settimane di ribassi.
Agricoltura – Ora la Cina importa più soia
I dati commerciali cinesi mostrano che le importazioni di soia sono aumentate del 39% su base mensile, raggiungendo 11,8 mt a maggio, il valore più alto da settembre 2025. Tuttavia, su base annua il dato costituisce comunque un calo del 15%. L'aumento è stato trainato principalmente dalle solide forniture sudamericane, in particolare dal Brasile, nonché da procedure doganali più rapide e da una migliore logistica portuale. Le importazioni cumulative di soia nei primi cinque mesi dell'anno si attestano a 36,94 mt, in calo dello 0,4% su base annua.
Il viceministro ucraino prevede che le esportazioni di cereali e legumi raggiungeranno circa 37 mt nella stagione 2025/26 (che si concluderà il 30 giugno 2026), un dato inferiore rispetto alla stagione precedente. Il calo riflette i continui danni alle infrastrutture portuali e logistiche dovuti alla guerra. Di conseguenza, si prevede che ulteriori 6-7 mt di scorte di cereali scollineranno nella stagione 2026/27.
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