Euro globale, come siamo messi 100 giorni dopo il discorso di Lagarde? 

A 100 giorni dall'appello della presidente della BCE Christine Lagarde per un “euro globale” a scapito del debole dollaro, il nostro team esamina se sono stati compiuti progressi nel rafforzare il ruolo della valuta comunitaria e se gli investitori stanno condividendo questa visione  

Executive summary

Sommario

Alla ricerca dei primi segnali di progresso dell'euro

Sono passati 100 giorni da quando la Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha fatto notizia pronunciando un discorso a favore di un euro globale. Il suo appello all'Europa era di sfruttare il profondo cambiamento nell'ordine mondiale per incrementare il rilievo internazionale dell'euro.

Pur riconoscendo che un periodo di 100 giorni è troppo breve per vedere risultati tangibili, cogliamo l'occasione per verificare se gli investitori globali apprezzano quanto sentito finora e quali progressi, se presenti, l'Europa ha compiuto verso il proprio obiettivo. Cerchiamo soprattutto di identificare aree chiave, fattori e indicatori principali da tenere d'occhio in termini di ruolo globale dell'euro.

  • Riserve valutarie: dopo un 2024 forte, la quota dell’euro ha smesso di crescere trimestre su trimestre a causa del rifornimento di dollari da parte delle banche centrali dei mercati emergenti, ma la diversificazione su base annua rimane positiva per la valuta comunitaria. Inoltre, i detentori più piccoli di riserve valutarie stanno emergendo come nuove fonti di domanda per l’euro.

  • Commercio: la quota dell'euro nelle transazioni SWIFT è rimasta stagnante dall'inizio dell'anno. Potremmo vedere progressi se l’Eurozona sfrutterà il protezionismo statunitense rafforzare il proprio ruolo nel commercio globale. Gli accordi UE-India/Svizzera offrono guadagni nella fatturazione in euro a breve termine.

  • Flussi di portafoglio: il caso di studio del Giappone dimostra che lo spostamento dei legami commerciali dagli Stati Uniti all'UE potrebbe aumentare la domanda di debito in euro. I recenti deflussi degli investitori giapponesi si sono stabilizzati con un leggero aumento, suggerendo un rinnovato interesse per i bond dell'Eurozona.

  • Offerta di asset: sui mercati obbligazionari, le emissioni in euro continuano a crescere (sebbene in ritardo rispetto al dollaro), con alcune emissioni degne di nota nel settore dei titoli sovrani dei mercati emergenti. L'euro rimane la seconda valuta più utilizzata al mondo sui mercati obbligazionari internazionali, con una quota del 38,7% al 1° trimestre del 2025, con una base di emittenti in continua espansione in CEE, Asia, America Latina e Medio Oriente.

  • Domanda di asset: nel secondo trimestre del 2025, gli acquisti esteri di debito e azioni dell'Eurozona sono aumentati. Gli investitori esteri svolgono un ruolo importante nell'assorbimento dell'offerta aggiuntiva derivante dal quantitative tightening (QT). Gli spread dei titoli sovrani, sovranazionali e delle agenzie (SSA) dell'UE rimangono contenuti e suggeriscono una domanda forte. Oltre il 55% dei titoli AAA globali è ora denominato in euro e i flussi di fondi favoriscono gli investimenti in euro.

  • Integrazione dei mercati e digitalizzazione: per affrontare i problemi di frammentazione dei mercati finanziari dell'UE, a giugno la Commissione europea ha pubblicato i suoi piani per riformare il quadro normativo per la cartolarizzazione. Nel frattempo, a ottobre, la BCE dovrà decidere come far progredire l'euro digitale.

  • Politica: negli ultimi 100 giorni, il seguito politico all'appello di Lagarde è stato scarso. Decisioni come l'introduzione del voto a maggioranza qualificata per la riforma istituzionale sono ancora lontane, così come la discussione su un'unione fiscale più stretta a sostegno di un'offerta più costante di asset sicuri: gli Eurobond. Le discussioni sull'unione dei mercati dei capitali o sull'unione del risparmio e degli investimenti non hanno trovato nuovo slancio nelle capitali europee.

Nel complesso, l'euro è già ben consolidato nei mercati e negli scambi commerciali globali, ma ha ampie opportunità per guadagnare ulteriore terreno, soprattutto alla luce delle preoccupazioni istituzionali sul dollaro. Stiamo riscontrando i primi segnali (in gran parte nei mercati del debito) di un (nuovo) entusiasmo da parte di emittenti e investitori nei confronti del progetto euro. Potenzialmente già legato ai costi di indebitamento. Detto questo, competere con il predominio del dollaro rimane una sfida a lungo termine. Per garantire progressi, i responsabili politici europei dovranno attuare riforme credibili per l'assetto dell'unione monetaria, delle istituzioni e dell'economia.

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