Cosa faranno le banche centrali? La nostra previsione per i prossimi mesi

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La Banca Centrale Europea potrebbe aver terminato i tagli dei tassi. Ci aspettiamo invece altri 100 punti base di allentamento da parte della Federal Reserve tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.  

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Le nostre previsioni sulle banche centrali

Federal Reserve

La Federal Reserve ha ripreso a tagliare i tassi di interesse durante la riunione del FOMC di settembre, dopo una pausa di nove mesi. In quell’occasione, gli economisti di Washington hanno comunicato di ritenere sufficienti altri tre tagli per sostenere la crescita contenendo al contempo l'inflazione. Il mercato è scettico, convinto che un rapido raffreddamento del mercato del lavoro richiederà un'azione più aggressiva, con circa 115 punti base di potenziali tagli già inclusi nei contratti future sui Fed Fund entro la fine del 2026.

Attualmente, il mercato del lavoro americano è in una fase in cui assistiamo a pochi licenziamenti e poche assunzioni. Temiamo che i licenziamenti a un certo punto cresceranno, mentre le assunzioni resteranno stagnanti. Anche i lavoratori sono preoccupati, e questo si riflette sui bassi livelli di fiducia dei consumatori, con una crescita della spesa al consumo a un tasso annualizzato dell'1,5%.

Allo stesso tempo, i dazi stanno avendo un impatto immediato sull'inflazione inferiore a quanto temuto. I dati relativi alle entrate doganali e alle importazioni di beni di luglio e agosto implicano un'aliquota tariffaria effettiva di circa il 10%, ben al di sotto della stima del 18% basata sui dazi annunciati per Paese e settore. Ci aspettiamo che il calo dei prezzi dell'energia, il rallentamento del costo degli affitti e l'indebolimento della crescita salariale esercitino un'influenza disinflazionistica che compensi sempre più l'impulso tariffario. Ciò dovrebbe offrire alla Fed la possibilità di tagliare i tassi di 25 punti base nelle riunioni di ottobre e dicembre, con ulteriori tagli di 50 punti base all'inizio del 2026.

Banca Centrale Europea

Dopo due riunioni consecutive in cui i tassi di interesse sono rimasti invariati, l'asticella per un ulteriore taglio da parte della Banca Centrale Europea rimane alta. In effetti, la BCE si sente attualmente molto a suo agio in quella che definisce una "buona posizione". Le previsioni di crescita elaborate da Francoforte vedono l'economia dell'Eurozona crescere di poco più dell'1% ogni anno e l'inflazione stabilizzarsi al 2% nei prossimi anni. Dunque, ci sono davvero pochi motivi per cambiare la sua posizione di politica monetaria.

Allo stesso tempo, tuttavia, le colombe hanno ancora valide argomentazioni che potrebbero costringere la BCE a tagliare ulteriormente i tassi nei prossimi mesi. Basti pensare all'impatto negativo ritardato dei dazi statunitensi, al rafforzamento del tasso di cambio dell'euro, alla politica francese o a un rinvio dello stimolo fiscale tedesco. Se uno qualsiasi di questi rischi al ribasso dovesse ancora concretizzarsi, potremmo assistere a un ulteriore taglio dei tassi da parte della BCE, che potrebbe anche intervenire con tagli multipli. In caso contrario, e questo è il nostro scenario di base, i tassi di interesse rimarranno invariati per i prossimi due anni.

Banca d'Inghilterra

I mercati finanziari stanno scontando a malapena un ulteriore taglio dei tassi da parte della Banca d'Inghilterra. Certamente, i tempi sembrano più incerti e abbiamo eliminato il taglio di novembre dalle nostre previsioni. Tuttavia, riteniamo che i mercati stiano ancora sottovalutando la probabilità di un ulteriore allentamento. Entro dicembre – e ancor più febbraio – i dati sull'inflazione dovrebbero essere leggermente migliori, mentre la crescita dei salari nel settore privato dovrebbe essere più sotto controllo.

Inoltre, gli aumenti delle tasse previsti dal Bilancio autunnale, uniti a una minore crescita della spesa nel 2026, offrono margini per un maggiore allentamento monetario. Un taglio a dicembre è possibile, anche se siamo più propensi a pensare che la Banca aspetterà fino al nuovo anno, quando prevediamo tre tagli in totale.

Banca Popolare Cinese

Riteniamo che vi siano solide ragioni per un ulteriore allentamento da parte della Banca Popolare Cinese (PBoC) entro la fine dell'anno.

L'attenuazione dell'attività economica a luglio e agosto suggerisce che un ulteriore sostegno statale, sebbene forse non assolutamente necessario, sarebbe utile per raggiungere l'obiettivo di crescita del 2025 di circa il 5%. La pressione deflazionistica rimane diffusa, con l'indice dei prezzi al consumo, l'indice dei prezzi alla produzione e il deflatore del PIL che segnalano tutti una deflazione quest'anno.

Il rafforzamento del renminbi cinese, unito all'avvio del ciclo di tagli dei tassi da parte della Fed, fa sì che l'obiettivo di stabilità valutaria della Cina non costituisca probabilmente un ostacolo a un ulteriore allentamento monetario. Infine, nonostante la crescita aggregata dei finanziamenti da inizio anno del 21,2% su base annua, che a prima vista appare robusta, i nuovi prestiti in renminbi si sono contratti del 3,6% su base annua coerente con una domanda di prestiti debole ai tassi attuali.

Continuiamo ad aspettarci un taglio dei tassi di 10 punti base e un taglio del tasso di riserva obbligatoria (RRR) di 50 punti base prima della fine dell'anno, e i programmi di rifinanziamento per aiutare a indirizzare i prestiti ai settori selezionati potrebbero essere ampliati o prorogati. Ulteriori misure di sostegno per il settore immobiliare potrebbero essere previste anche dopo alcuni mesi di debole dinamica dei prezzi.

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