Lettere dall’America: continua la saga dei dazi di Trump
- 10/07/25
- Commercio
Dopo il giorno delle lettere, che ha riportato alla mente gli annunci dei dazi del “Giorno della Liberazione”, finora 22 paesi si sono visti paventare un dazio rivisto a decorrere dal 1° agosto. Insomma, i negoziati commerciali possono proseguire ancora, ma dove finiranno è un mistero
Dazi USA, dagli ultimatum alle proroghe: un rinvio tattico
Il 7 e il 9 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato una raffica di lettere sulla propria piattaforma social Truth, prendendo di mira i partner commerciali degli USA con dazi che vanno dal 20% al 50% a decorrere dal 1° agosto. Nonostante il tono intransigente, la mossa ha di fatto prorogato la precedente scadenza del 9 luglio, anche se l’inquilino della Casa Bianca aveva prima affermato che non sarebbero state concesse proroghe.
Questo rinvio consente di proseguire i negoziati, in particolare con Paesi come Giappone, Corea del Sud e Brasile, che insieme rappresentano il 9,9% delle importazioni statunitensi. A Giappone e Corea del Sud è stata assegnata un'aliquota tariffaria del 25%, che corrisponde a quella che Seul si era vista applicare il 2 aprile e aumenta quella del Giappone di un punto percentuale. Il Brasile si è visto invece recapitare un dazio del 50%, oltre alla tassa base del 10%.
Un ordine esecutivo ha formalizzato legalmente l'estensione dei dazi "reciproci" per tutti i partner commerciali, sebbene la Cina rimanga vincolata alla scadenza originale del 12 agosto. In particolare, l'UE, che rappresenta il 18,5% delle importazioni statunitensi, non ha ricevuto alcuna lettera e ora sta lottando per raggiungere un accordo prima della nuova scadenza.
Il fattore BRICS, i cambiamenti strategici negli scambi commerciali e l'incertezza giuridica
Gli ultimi annunci di Trump includono anche un avvertimento che paventa dazi al 10% ai Paesi che si allineano ai BRICS. Fa seguito alle precedenti minacce di dazi del 100% qualora questi paesi perseguissero la de-dollarizzazione o sistemi monetari alternativi. Sebbene l'applicazione delle misure rimanga vaga, il messaggio geopolitico è chiaro: l'allineamento ai BRICS potrebbe comportare sanzioni economiche.
Inoltre, diversi Paesi potrebbero trovarsi intrappolati tra le richieste degli Stati Uniti e le minacce di ritorsione della Cina. Con l'avvicinarsi della conclusione di sempre più accordi, alcuni dei quali potrebbero includere clausole che mirano di fatto a isolare la Cina, Pechino ha minacciato "contromisure severe" nei confronti delle percepite ingerenze statunitensi. La scadenza del 12 agosto, che attualmente prevede tariffe doganali più basse per entrambi i Paesi, incombe ancora sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, nonostante l'accordo quadro. Sebbene non ci aspettiamo un ritorno dell'escalation osservata tra febbraio e aprile, prevediamo che le tensioni tra le due nazioni continueranno.
Nel frattempo, proseguono le controversie legali contro l'autorità tariffaria di Trump ai sensi dell'IEEPA. Ad agosto è prevista una sentenza chiave, con potenziali implicazioni per la longevità e la portata delle tariffe attuali.
Outlook: ancora protezionismo e incertezza
Nonostante la raffica di negoziati in corso, la posizione degli Stati Uniti rimane invariata: il protezionismo è l’atteggiamento prescelto. Per noi, il dazio di base del 10% rimane il minimo pronosticabile, mentre è probabile che vengano annunciati dazi aggiuntivi specifici per settore non appena la maggior parte degli accordi sarà conclusa. Il Presidente Trump ha già previsto un dazio del 50% sul rame a partire dal 1° agosto e ha minacciato il 200% sui prodotti farmaceutici, ma con un periodo di adattamento di 12-18 mesi per quest'ultimo.
È probabile che il quadro tariffario del 10% rimanga in vigore per qualsiasi accordo con l'UE, portando quindi l'aliquota tariffaria effettiva a circa il 20%. Allo stesso tempo, non dimentichiamo che l'attuale incertezza potrebbe causare danni economici quasi pari a quelli dei dazi e potrebbe portare sfociare in tensioni ancora più difficili da appianare e a divergenze di opinioni all'interno dell'UE.
In breve, le lettere potrebbero aver prorogato il momento della verità, ma hanno anche riacceso l'incertezza. Per i mercati globali e per i decisori, la saga dei dazi è tutt'altro che finita.
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