IA, l’Europa arranca e le regole cambiano: tre previsioni per il 2026

L'intelligenza artificiale continuerà a essere un driver dell’economia globale nel 2026. USA e Cina corrono, mentre l'Europa rischia di restare indietro 

IA, la nostra previsione base: l'Europa rimarrà indietro nella corsa all'IA

L'Europa è significativamente indietro nella corsa globale allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il continente ospita solo una manciata di modelli di intelligenza artificiale e in termini di innovazione e implementazione rimane molto indietro rispetto agli Stati Uniti e – anche se in misura minore - alla Cina.

Questo divario tecnologico si riflette nell'adozione da parte delle imprese: la quota di aziende europee che integrano l'IA nelle proprie attività quotidiane è notevolmente inferiore, con un divario di produttività che si fa sempre più ampio. In questo contesto, l'IA è destinata a rimanere un motore dominante della crescita economica negli Stati Uniti per tutto il 2026, mentre il suo impatto in Europa sarà relativamente modesto.

Sebbene in Europa si preveda un'accelerazione dell'utilizzo dell’IA e degli investimenti nel settore, questi saranno comunque ben al di sotto dei livelli statunitensi. A sua volta, la disparità limiterà il potenziale di incremento della produttività dell'Europa. Di conseguenza, è probabile che il divario di crescita strutturale tra Stati Uniti ed Europa si amplierà.

IA, la nostra previsione rischiosa: l'Europa smette di regolamentare

Lo abbiamo sentito abbastanza spesso: gli Stati Uniti innovano, la Cina copia e l'Europa regola. Ma immaginiamo uno scenario più rischioso: nel suo più ampio impegno a sostenere la crescita e la competitività in Europa, la Commissione Europea propone un ampio pacchetto di deregolamentazione per l'IA, che viene poi approvato dai governi e dal Parlamento Europeo.

Alcune parti di questo pacchetto potrebbero consentire alle aziende europee di addestrare i modelli in modo più efficace e semplice. Di conseguenza, le imprese del vecchio continente potrebbero diventare leggermente meno dipendenti dall'IA prodotta negli Stati Uniti e gli investimenti in IA inizierebbero finalmente ad accelerare in Europa, con un impatto positivo sugli investimenti totali in Europa nel 2026. Tuttavia, ciò non consentirebbe all'Europa di recuperare terreno rispetto agli Stati Uniti, né colmerebbe il divario strutturale nel potenziale di crescita.

La nostra previsione audace: l'interesse per l'IA si prende una pausa

Non è nostra intenzione speculare sull’andamento del mercato azionario o circa la potenziale bolla dell’IA, ma a prescindere dai movimenti finanziari, la nostra previsione audace è che l'entusiasmo degli investitori per l'IA calerà nel corso del 2026. Potrebbe seguire l’Hype Cycle di Gartner in cui una nuova tecnologia passa dall'entusiasmo iniziale a un picco di aspettative esagerate, poi attraversa un periodo di delusione, prima di raggiungere una fase in cui vengono compresi a fondo i suoi usi pratici, per poi diventare ampiamente adottata e produttiva.

Per l'IA, il 2026 potrebbe esse l’anno del picco delle aspettative esagerate. Lo scenario è questo: gli investimenti non hanno il ritorno sperato, e gravi errori nei modelli costringono a un ritorno al giudizio umano, obbligando le aziende a ripensare il modo in cui utilizzano e applicano l'IA. Blackout o problemi di raffreddamento, come quelli verificatisi al Chicago Mercantile Exchange a fine novembre, ad esempio, creano maggiore incertezza riguardo all'uso dell’intelligenza artificiale. Di conseguenza, il 2026 potrebbe diventare un anno di assestamento o addirittura di battuta d'arresto per l'ondata globale dell'IA.

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