Ancora crescita, ma le elezioni incombono: le nostre 3 previsioni per gli USA nel 2026

Siamo ancora piuttosto ottimisti sulla crescita degli Stati Uniti nel 2026. Ma le elezioni di medio termine del prossimo anno potrebbero cambiare la narrazione. Cosa potrebbe succedere se i rendimenti volassero alle stelle? 

USA, la previsione base di ING: siamo ancora ottimisti sull'America

Siamo ancora relativamente ottimisti sull'economia statunitense e riteniamo che la politica monetaria più accomodante potrà fornire un contesto di crescita favorevole. Il presidente Trump sembra pronto a fare alcune concessioni sui dazi, mentre il potenziale pagamento di "dividendi tariffari" contribuirebbe a sostenere le famiglie a basso reddito. Con una maggiore chiarezza sul contesto commerciale globale, le aziende riluttanti a investire potrebbero essere incentivate a riprendere i piani di investimento e assunzione.

Le famiglie ad alto reddito e il settore tecnologico sono destinati a essere i principali motori della crescita, in particolare nella prima metà del 2026. Le famiglie a medio e basso reddito restano preoccupate per le loro prospettive, come evidenziato dalla debole fiducia dei consumatori e dall'ansia per la sicurezza dei posti di lavoro.

Gli investimenti in tecnologia continuano a crescere, mentre gli Stati Uniti cercano di "vincere" la corsa all'intelligenza artificiale, spinti sia da necessità economiche sia militari/geopolitiche percepite. Di conseguenza, sussiste il rischio di una sovraccapacità produttiva a breve termine. Nel settore delle telecomunicazioni, oltre 20 anni fa, la sovraccapacità produttiva finì per far scendere i prezzi, migliorando l’accessibilità ai servizi e contribuendo a stimolare l'attività.

USA, la previsione “rischiosa” di ING: Trump con le mani (quasi) legate

Il 2026 è un anno di elezioni (di medio termine), con tutti i seggi della Camera e 35 del Senato in palio al voto di novembre. I Democratici confidano in forti guadagni, grazie alla frustrazione degli elettori per il costo della vita e il caso Epstein. Riconquistare il Senato pare improbabile, ma vincere la Camera è realistico. Se ci riuscissero, i Dem avrebbero più controllo dell'agenda legislativa e potenzialmente aprirebbe la strada a una procedura di impeachment contro Trump.

Non sorprende che l’inquilino della Casa Bianca voglia evitare questo scenario, e probabilmente cercherà di usare ogni leva per ritrovare consensi. Il "dividendo dei dazi" - 2.000 dollari a famiglia per milioni di famiglie è la proposta di Trump - rischia di essere diluito dal Congresso, ma più debole saranno i sondaggi per i repubblicani, maggiori sono le probabilità che venga approvato.

Trump potrebbe anche cercare di influenzare la politica monetaria. Il presidente della Fed Jerome Powell verrà sostituito a maggio e la Casa Bianca sta spingendo per rimuovere la governatrice Lisa Cook. Kevin Hassett, direttore del Consiglio Economico Nazionale, è l'attuale favorito per la presidenza della Fed. Hassett sta già spingendo per ulteriori tagli dei tassi di interesse e il Presidente potrebbe cercare di insediare altre colombe. Ciò renderebbe più probabile un tasso sui Fed funds inferiore al 3% nel 2026.

USA, la previsione “audace” di ING: nuovi acquisti di asset se i rendimenti salgono

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ripetutamente affermato che il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni è il tasso di interesse più importante, date le sue implicazioni per le proiezioni fiscali del governo, i tassi dei mutui e i costi di indebitamento delle imprese. Si prevede che il governo degli Stati Uniti continuerà a registrare un deficit del 6% del PIL nei prossimi anni. Tali proiezioni di deficit sono vulnerabili a qualsiasi rallentamento della crescita e, se un dividendo tariffario venisse erogato alle stesse persone che hanno ricevuto gli assegni di stimolo Covid, costerebbe 300 miliardi di dollari, equivalenti alla metà delle entrate previste per il 2026 dai dazi. Esiste chiaramente il rischio che un eccesso di emissioni di debito inizi a esercitare una pressione al rialzo sui rendimenti.

Se i rendimenti dei titoli del Tesoro dovessero effettivamente salire, il passo successivo per una Federal Reserve più in sintonia con la mentalità di Trump potrebbe essere un nuovo acquisto di titoli di Stato per abbassare il costo del denaro: il cosiddetto controllo della curva dei rendimenti. Una situazione del genere potrebbe provocare una significativa debolezza del dollaro e potenzialmente una maggiore inflazione, stimolando ulteriormente il mercato azionario.

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