Resilienza, inflazione, debito: tre previsioni sull’economia globale nel 2026
L'economia globale ha dimostrato una notevole resilienza a diversi shock senza precedenti, ma l'inflazione non se ne vai mai via del tutto. E il 2026 potrebbe essere l'anno in cui sarà necessario adottare misure radicali sulla sostenibilità del debito.
Il nostro scenario base: resta la discrepanza tra geopolitica ed economia
È notevole la resilienza dimostrata dall'economia globale nonostante gli enormi cambiamenti geopolitici e le tensioni portate dal 2025. Anche i mercati azionari si sono rapidamente adattati alla nuova realtà, caratterizzata da una volatilità politica (e delle notizie) molto maggiore.
Nel nostro scenario di base, questa discrepanza tra geopolitica ed economia globale continuerà nel 2026, nonostante le tensioni commerciali siano più propense a riaccelerare che a svanire, mentre anche le tensioni geopolitiche sembrano destinate persistere. Ciò è particolarmente vero in Ucraina, dove le prospettive rimangono profondamente incerte. In quella che alcuni hanno definito "l'era dell'instabilità", crisi e tensioni politiche si alterneranno in Europa e America, ma – a parità di condizioni – l'economia globale dovrebbe mantenersi stabile. Ci aspettiamo che la politica di bilancio e quella monetaria compensino almeno in parte queste tensioni e proteggano l'economia globale da turbolenze di lunga durata.
La previsione “rischiosa” : cicli di inflazione più brevi
Dalla pandemia, l'inflazione è tornata. La sua impennata ha innescato un inasprimento aggressivo della politica monetaria, che è stato rapidamente invertito con il successivo rallentamento dell'inflazione. Sebbene l'inflazione sia rimasta leggermente troppo elevata per dare piena tranquillità alle banche centrali, sembra comunque essere diventata meno preoccupante. Dopo un ciclo dell’inflazione lungo, la nostra previsione rischiosa è che molte economie potrebbero assistere a cicli di inflazione più brevi quest'anno e in futuro, poiché sia le forze inflazionistiche che quelle disinflazionistiche si stanno rafforzando.
Nel breve termine, la disinflazione ciclica, favorita dall'indebolimento del mercato del lavoro e dal rallentamento della crescita salariale, potrebbe ancora prevalere. Tuttavia, l'impatto ritardato dei dazi e degli stimoli fiscali potrebbe facilmente riaccendere la situazione più avanti nel corso dell'anno. Di conseguenza, il 2026 potrebbe segnare l'inizio di un modello di inflazione a singhiozzo, con cicli più brevi ma più frequenti.
La previsione “audace”: il ritorno del QE
La maggior parte dei governi dei Paesi industrializzati si trova attualmente ad affrontare lo stesso dilemma: come pagare cose che non possono permettersi. Questo vale anche per gli Stati Uniti, dove le entrate sono aumentate grazie ai dazi, ma rimangono troppo esigue per finanziare ulteriori stimoli, stimoli che potrebbero essere necessari per sostenere l'economia o rendere il costo della vita più accessibile. Ma anche in Europa, dove il fabbisogno di investimenti è elevato, il cambiamento demografico sta aumentando le pressioni sul bilancio e sembra esserci poca propensione a riforme strutturali o austerità.
In questo contesto, il debito pubblico continuerà ad aumentare. Il nostro scenario di base non prevede implicazioni significative derivanti da questa crescita nel 2026. Ma una previsione audace è chiaramente il ritorno agli acquisti di asset. Mentre il mondo industriale entra sempre più in un'era di dominanza fiscale e le banche centrali preferiscono evitare di abbassare i tassi fino allo zero, un ritorno agli acquisti di asset, volontariamente o delicatamente imposto dai governi, potrebbe facilmente rientrare nel menu delle politiche delle banche centrali.
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