Lettere dall’America: continua la saga dei dazi di Trump

Dopo il giorno delle lettere, che ha riportato alla mente gli annunci dei dazi del “Giorno della Liberazione”, finora 22 paesi si sono visti paventare un dazio rivisto a decorrere dal 1° agosto. Insomma, i negoziati commerciali possono proseguire ancora, ma dove finiranno è un mistero 

Dazi USA, dagli ultimatum alle proroghe: un rinvio tattico

Il 7 e il 9 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato una raffica di lettere sulla propria piattaforma social Truth, prendendo di mira i partner commerciali degli USA con dazi che vanno dal 20% al 50% a decorrere dal 1° agosto. Nonostante il tono intransigente, la mossa ha di fatto prorogato la precedente scadenza del 9 luglio, anche se l’inquilino della Casa Bianca aveva prima affermato che non sarebbero state concesse proroghe.

Questo rinvio consente di proseguire i negoziati, in particolare con Paesi come Giappone, Corea del Sud e Brasile, che insieme rappresentano il 9,9% delle importazioni statunitensi. A Giappone e Corea del Sud è stata assegnata un'aliquota tariffaria del 25%, che corrisponde a quella che Seul si era vista applicare il 2 aprile e aumenta quella del Giappone di un punto percentuale. Il Brasile si è visto invece recapitare un dazio del 50%, oltre alla tassa base del 10%.

Un ordine esecutivo ha formalizzato legalmente l'estensione dei dazi "reciproci" per tutti i partner commerciali, sebbene la Cina rimanga vincolata alla scadenza originale del 12 agosto. In particolare, l'UE, che rappresenta il 18,5% delle importazioni statunitensi, non ha ricevuto alcuna lettera e ora sta lottando per raggiungere un accordo prima della nuova scadenza.

Il fattore BRICS, i cambiamenti strategici negli scambi commerciali e l'incertezza giuridica

Gli ultimi annunci di Trump includono anche un avvertimento che paventa dazi al 10% ai Paesi che si allineano ai BRICS. Fa seguito alle precedenti minacce di dazi del 100% qualora questi paesi perseguissero la de-dollarizzazione o sistemi monetari alternativi. Sebbene l'applicazione delle misure rimanga vaga, il messaggio geopolitico è chiaro: l'allineamento ai BRICS potrebbe comportare sanzioni economiche.

Inoltre, diversi Paesi potrebbero trovarsi intrappolati tra le richieste degli Stati Uniti e le minacce di ritorsione della Cina. Con l'avvicinarsi della conclusione di sempre più accordi, alcuni dei quali potrebbero includere clausole che mirano di fatto a isolare la Cina, Pechino ha minacciato "contromisure severe" nei confronti delle percepite ingerenze statunitensi. La scadenza del 12 agosto, che attualmente prevede tariffe doganali più basse per entrambi i Paesi, incombe ancora sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, nonostante l'accordo quadro. Sebbene non ci aspettiamo un ritorno dell'escalation osservata tra febbraio e aprile, prevediamo che le tensioni tra le due nazioni continueranno.

Nel frattempo, proseguono le controversie legali contro l'autorità tariffaria di Trump ai sensi dell'IEEPA. Ad agosto è prevista una sentenza chiave, con potenziali implicazioni per la longevità e la portata delle tariffe attuali.

Outlook: ancora protezionismo e incertezza

Nonostante la raffica di negoziati in corso, la posizione degli Stati Uniti rimane invariata: il protezionismo è l’atteggiamento prescelto. Per noi, il dazio di base del 10% rimane il minimo pronosticabile, mentre è probabile che vengano annunciati dazi aggiuntivi specifici per settore non appena la maggior parte degli accordi sarà conclusa. Il Presidente Trump ha già previsto un dazio del 50% sul rame a partire dal 1° agosto e ha minacciato il 200% sui prodotti farmaceutici, ma con un periodo di adattamento di 12-18 mesi per quest'ultimo.

È probabile che il quadro tariffario del 10% rimanga in vigore per qualsiasi accordo con l'UE, portando quindi l'aliquota tariffaria effettiva a circa il 20%. Allo stesso tempo, non dimentichiamo che l'attuale incertezza potrebbe causare danni economici quasi pari a quelli dei dazi e potrebbe portare sfociare in tensioni ancora più difficili da appianare e a divergenze di opinioni all'interno dell'UE.

In breve, le lettere potrebbero aver prorogato il momento della verità, ma hanno anche riacceso l'incertezza. Per i mercati globali e per i decisori, la saga dei dazi è tutt'altro che finita.

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