Il dollaro si prepara alla settimana dei dazi
I mercati valutari si preparano a una settimana turbolenta: la tregua di 90 giorni sui dazi finirà il 9 luglio. Ciò potrebbe compromettere le favorevoli condizioni di volatilità osservate negli ultimi due mesi, sebbene le ricadute non dovrebbero essere minimamente paragonabili a quelle di aprile. Il dollaro probabilmente rimarrà debole.
USD: Il dollaro attende il giorno dei dazi
È tranquillo l’inizio della settimana dei mercati valutari. Gli investitori tengono d'occhio le notizie dal fronte commerciale: mercoledì 9 luglio si prevede la scadenza della tregua di 90 giorni sui pesanti dazi imposti da Donald Trump nel "Giorno della Liberazione". Da aprile, la volatilità dei cambi è diminuita, poiché Washington si è dimostrata più interessata a concludere accordi che a perseguire la via dei dazi per obiettivi ideologici. Ma a che punto siamo adesso? Gli USA hanno stretto accordi con Regno Unito e Vietnam. C’è anche una tregua con la Cina mentre per il resto rimane aperta l’ipotesi di accordi commerciali dell’ultimo minuto. Altrimenti le alternative sono due: un sostanziale aumento dei dazi, o una proroga. Al momento, tutto sembra possibile. Probabilmente la maggior parte dell'attenzione questa settimana sarà rivolta ai principali blocchi commerciali come l'UE e l'Asia, da cui deriva la maggior parte degli squilibri commerciali degli Stati Uniti.
Le minacce di un ritorno dei dazi al 50% potrebbero brevemente incidere negativamente sul contesto di rischio favorevole. Tuttavia, con un mercato già sottopesato sul dollaro, quest'ultimo potrebbe non avere molte possibilità di ulteriore svalutazione. Inoltre, i dati macroeconomici statunitensi della scorsa settimana hanno leggermente sostenuto il dollaro. I rendimenti dei Treasury statunitensi hanno mantenuto il loro rialzo di 10-12 punti base lungo la curva, ritenendo che dopotutto la Fed non avrà bisogno di tagliare i tassi a luglio.
Al di là del fronte commerciale, questa è una settimana tranquilla per gli USA. Potrebbe esserci particolare attenzione sulla Fed alla luce della pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC di giugno. Attualmente l'attenzione è rivolta anche al mercato energetico, dove la decisione dell'OPEC+ di aumentare l'offerta più del previsto dovrebbe mantenere il greggio sotto pressione. Il nostro team prevede che il Brent scenderà a 60 dollari al barile entro la fine dell'anno, il che sarebbe una buona notizia per la crescita globale e per gli importatori di energia in Asia e in Europa.
Il DXY ha trovato supporto intorno a 96,50 e potrebbe essere in attesa di un consolidamento questa settimana.
Chris Turner
EUR: Dazi, il volume dell’euro potrebbe crescere
Non sarebbe una sorpresa sentire la Casa Bianca minacciare l'UE con dazi del 50% e commenti del tipo "non c'è nulla che possano fare per evitarli". I mercati finanziari hanno imparato, tuttavia, a non prendere per oro colato queste affermazioni e un eventuale calo dell'EUR/USD dopo una notizia del genere probabilmente incontrerebbe acquirenti. Per quanto riguarda la posizione negoziale dell'UE, le notizie suggeriscono che l'Unione sia divisa. A quanto pare, la Germania e i Paesi coinvolti nella sua filiera dell’automotive stanno cercando un accordo rapido per dare certezza ai mercati. D'altra parte, pare che Francia e Spagna preferiscano una posizione negoziale dura e misure di ritorsione. Anche le notizie di una proroga di due mesi per la conclusione di un accordo sembrano piuttosto credibili.
Guardando ai singoli settori, l'UE sta anche cercando di negoziare una riduzione dei dazi del 50% su acciaio e alluminio, di quelli al 25% sulle automobili e di evitare un dazio elevato sul settore farmaceutico, che colpirebbe particolarmente duramente l'Irlanda. La notizia di venerdì secondo cui gli Stati Uniti sono prossimi a raggiungere un accordo con la Svizzera sul settore farmaceutico ha sollevato i titoli del settore sanitario e potrebbe costituire un fattore positivo.
È difficile aspettarsi un altro forte rally dell'EUR/USD con le notizie attese questa settimana. Il cambio euro/dollaro potrebbe toccare 1,190/1,191 se Washington dovesse valutare male il clima dei mercati e le azioni americane crollassero. Ma sembra improbabile. Tendiamo a favorire un consolidamento nel range 1,1700-1,1830 questa settimana, anche se, ancora una volta, preferiamo evitare di individuare un massimo per l'EUR/USD.
Anche il calendario dei dati provenienti dall’Eurozona è abbastanza vuoto questa settimana. Per quanto riguarda le notizie politiche, l'approvazione pervista per venerdì alla Camera alta del parlamento tedesco di un piano di stimolo fiscale da quasi 50 miliardi di euro potrebbe essere un promemoria del profondo cambiamento nelle prospettive della domanda interna in Europa, con un cambio EUR/USD positivo per diversi anni.
Chris Turner
GBP: la sterlina lenta a recuperare le perdite
L'EUR/GBP rimane relativamente appetibile, nonostante l'attenuarsi delle tensioni sul mercato dei Gilt britannici. La conseguenza dell'inversione di rotta della scorsa settimana sulla riforma del welfare è una maggiore consapevolezza che le tasse dovranno aumentare a novembre. La sterlina resta relativamente debole non più per un premio al rischio sovrano ma per motivi più convenzionali: una politica di bilancio più restrittiva e una politica monetaria più accomodante.
I dati mensili leggermente migliori sul PIL del Regno Unito, pubblicati venerdì, potrebbero generare un certo sostegno per la sterlina, ma sospettiamo che 0,8600 rappresenti ora il limite minimo a breve termine per l'EUR/GBP.
Chris Turner
CEE: L’euro forte protegge la regione contro la volatilità commerciale
Dopo una settimana molto intensa, la regione dell’Europa centro-orientale (CEE) dovrebbe calmarsi un po'. Oggi saranno pubblicati alcuni dati concreti per Repubblica Ceca, Ungheria e Romania. Ancora più interessanti, saranno i dati pubblicati domani sull'inflazione di giugno in Ungheria. I nostri economisti prevedono un leggero aumento dal 4,4% al 4,5% su base annua e dello 0,1% su base mensile, in linea con le aspettative del mercato e della Banca Nazionale Ungherese. L'inflazione core dovrebbe scendere nuovamente dal 4,8% al 4,4%.
Martedì si riunirà la Banca Nazionale di Romania, che dovrebbe mantenere i tassi al 6,5% accompagnati da una retorica leggermente aggressiva sulle prospettive di inflazione. Giovedì saranno pubblicati i dati definitivi del PIL della Romania per il primo trimestre. Vedremo anche i dati definitivi sull'inflazione di giugno nella Repubblica Ceca, che ci mostreranno la ripartizione completa dell'aumento dell'inflazione dal 2,4% al 2,9% su base annua. Venerdì saranno pubblicati i dati sull'inflazione e sui salari in Romania. L'inflazione core dovrebbe rimanere invariata al 5,5%.
La scorsa settimana, abbiamo assistito a un terremoto che ha scosso le aspettative del mercato in Polonia, e lo zloty rimarrà al centro dell'attenzione anche questa settimana. La svolta accomodante della Banca Nazionale di Polonia continua a guidare il mercato, le cui aspettative sono salite fino a prezzare un tasso finale del 3,50%. L'EUR/PLN segue l'attuale andamento dei tassi, e questa settimana prevediamo che il divario verrà colmato. Il differenziale di tasso indica livelli intorno a 4,280-290. Tuttavia, a nostro avviso ci vorrà tempo per arrivarci.
Per il resto, rimaniamo rialzisti sulla corona ceca, mentre siamo neutrali sul fiorino ungherese, che riteniamo abbia registrato un rally sufficiente per ora. Naturalmente, l'attenzione sarà principalmente rivolta alla situazione commerciale statunitense e alla scadenza di mercoledì. In generale, tuttavia, le valute dell'Europa centro-orientale non dovrebbero essere le più esposte con lo scudo di un euro forte a proteggere la regione da un possibile sentimento di avversione al rischio.
Frantisek Taborsky
Questa pubblicazione è stata preparata da ING esclusivamente a scopo informativo, indipendentemente dai mezzi, dalla situazione finanziaria o dagli obiettivi di investimento di un particolare utente. Le informazioni non costituiscono una raccomandazione di investimento e non sono consigli di investimento, legali o fiscali né un'offerta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di alcun strumento finanziario. Leggi di più
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