I dati sulla produzione industriale italiana deludono a maggio

Ancora nessuna evidenza di una ripresa sostenibile della produzione, ma una conferma di un contesto di stagnazione che resiste dalla metà del 2024.

Milan production line

Secondo i dati Istat, a maggio la produzione industriale italiana si è contratta dello 0,7% sul mese in termini destagionalizzati, quasi annullando l'aumento dello 0,9% registrato ad aprile. La misura corretta per i giorni lavorativi è scesa dello 0,9% su base annua.

Per quanto riguarda i grandi aggregati, solo l'energia ha registrato un'espansione sul mese, mentre i beni di consumo e intermedi hanno subito una contrazione e i beni di investimento sono rimasti stabili.

A livello settoriale, i settori legati all'energia si confermano i più performanti e, all'altro capo dello spettro, i mezzi di trasporto rimangono i peggiori per quanto riguarda le variazioni annuali. I dati si confermano volatili per il settore farmaceutico, forse influenzato dall'incertezza legata a possibili future tariffe statunitensi sulle esportazioni italiane di farmaci.

Nel complesso, i dati pubblicati oggi confermano che il settore manifatturiero italiano fatica ad uscire dalla prolungata fase di stagnazione. I livelli della produzione aggregata oscillano intorno al minimo ciclico dalla metà del 2024, con scarse evidenze di una possibile inversione di tendenza. La saga dei dazi ha finora ostacolato la domanda esterna e uno scenario geopolitico molto incerto sta limitando la visibilità delle imprese, che non hanno avviato un ciclo di scorte, dato che le scorte di prodotti finiti stanno solo timidamente accennando a un calo e gli ordini sono piatti. Una maggiore visibilità sul livello prospettico dei dazi e sull'attuazione del piano tedesco di investimenti infrastrutturali potrebbe aiutare l'industria italiana nei prossimi mesi, ma l'impatto sarà probabilmente più visibile solo a partire dall'ultima parte del 2025. Nel frattempo, l'industria sembra destinata a rimanere fornire contributo minimo alla crescita del PIL, lasciando ai servizi la maggior parte dell'onere della crescita.

In questo contesto, prevediamo un rallentamento della crescita del PIL nel secondo trimestre, in seguito al rientro dell'effetto di frontloading delle importazioni statunitensi che ha favorito il primo trimestre, e confermiamo la nostra previsione di crescita media del PIL per il 2025 allo 0,6%.

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